Addis Abeba è la capitale dell’Etiopia e sede centrale dell’Unione Africana.

La città sorge ai piedi delle montagne di Entoto, ad un’altitudine di 2.407 metri e ciò contribuisce a rendere il clima temperato e umido, con precipitazioni abbondanti anche nei mesi più secchi.

Addis Abeba venne fondata dall’imperatore Menelik II, come nuova capitale etiope nel 1889.

Prima della fondazione della città, numerosi siti nelle vicinanze funsero da capitali temporanee del regno di Scioa (una regione storica etiope): Wechecha, Yerrer, Entoto e soprattutto Ankober: quest’ultima, posta a 160 km a nord di Addis Abeba e capitale durante la seconda metà del XVIII secolo, presenta ancora le rovine del palazzo reale, poste sul ciglio di una grande scarpata famosa per il suo panorama.

C’è da dire però che a causa della costante penuria di legna da ardere, cui dovette fare fronte la popolazione di Addis Abeba in rapida espansione, Menelik II decise di trasferire la capitale in un’altra città di nuova fondazione: nel 1896 iniziò quindi la costruzione di Addis Alem, a circa 40 km a ovest di Addis Abeba.

Nel 1903 vennero avviati i lavori per la realizzazione della prima strada pavimentata d’Etiopia tra Addis Abeba e la nuova capitale.

Menelik introdusse inoltre numerosi alberi di eucalipto, ancora oggi ben visibili, lungo le principali strade della città.

Il 5 maggio del 1936, al termine della guerra d’Etiopia, Addis Abeba fu conquistata dalle truppe italiane guidate dal generale Pietro Badoglio e quattro giorni dopo l’impero d’Etiopia venne aggregato all’Africa Orientale Italiana insieme a Eritrea e Somalia.

Nel 1938 il governo italiano predispose un ambizioso piano regolatore per la città, prevedendo la realizzazione di nuovi quartieri; i lavori furono avviati con la costruzione di una serie di strade ed edifici, che modernizzarono in parte il volto della capitale.

Tuttavia, l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale il 10 giugno del 1940 causò una brusca interruzione di molti di questi progetti, che in tal modo non furono nemmeno avviati.

Durante la campagna dell’Africa Orientale Italiana, nel marzo del 1941 il fronte sud della Somalia britannica, conquistata dagli italiani l’anno precedente, non resistette alle forze inglesi, che unitamente ai combattenti etiopi, raggiunsero alla fine di aprile Addis Abeba; la città, ormai indifendibile, fu abbandonata per decisione del viceré Amedeo di Savoia, che raggiunse un accordo con gli inglesi per evitare rappresaglie contro i numerosi civili italiani.

Hailé Selassié rientrò quindi trionfalmente ad Addis Abeba il 5 maggio del 1941, esattamente dopo 5 anni di occupazione.

L’Imperatore negli anni seguenti operò una serie di interventi volti a dotare la città di nuove infrastrutture e servizi, mentre in ambito politico internazionale incoraggiò la fondazione dell’organizzazione dell’unità africana nel 1963, con sede nella città.

Nel 2002 questa organizzazione venne dissolta e sostituita dall’Unione Africana.

Fra i principali luoghi d’interesse della città a carattere religioso, ricordiamo la cattedrale della Santissima Trinità, uno dei più importanti edifici sacri dell’Etiopia di rito ortodosso copto e luogo di sepoltura dell’imperatore Hailé Selassié e di altre figure di vittime e patrioti che combatterono contro l’occupazione italiana.

Un altro luogo noto è la moschea di Grand Anwar, il più grande edificio dedicato al culto islamico ad Addis Abeba, costruito durante l’occupazione italiana e la cattedrale della Natività, di rito cattolico romano.

Addis Abeba presenta inoltre vari importanti edifici storici, legati alle varie fasi politiche vissute dall’Etiopia nell’ultimo secolo e mezzo:

-il Palazzo di Menelik II, attualmente sede del governo cittadino;

-il Palazzo Guenete Leul, che un tempo era la residenza principale dell’imperatore Haile Selassie e in seguito diventato parte del complesso dell’Università Haile Selassie che venne ribattezzata Università di Addis Abeba nel 1974;

-il Palazzo Nazionale, conosciuto anche come Palazzo del Giubileo, edificato dall’imperatore Selassié per i 25 anni di regno e attualmente sede del presidente della Repubblica d’Etiopia.

La città presenta anche numerosi monumenti, tra cui quello del leone di Giuda, che simboleggia l’imperatore dell’Etiopia e la statua equestre di Menelik II, che celebra la vittoriosa battaglia di Adua.

Addis Abeba è una città legata alla cultura museale, infatti tra i suoi diversi musei, citiamo ad esempio il Museo Nazionale dell’Etiopia, sede di numerosi reperti della civiltà etiope e in particolare dei resti originali dell’ominide Lucy, il Museo di storia naturale etiope e quello delle ferrovie.

Infine è considerata la città “sacra” del rastafarianesimo, ovvero della religione fondata dal sindacalista e scrittore giamaicano Marcus Garvey, in quanto quest’ultimo aveva predetto l’incoronazione in Africa di un Re nero, che avrebbe cacciato il colonialismo, estirpato il male e preparato il continente africano al ritorno della sua gente.

Di conseguenza, quando nel 1930 ras Tafari, divenne l’ultimo imperatore d’Etiopia, con il nome di Hailé Selassié, molti neri giamaicani videro l’avverarsi di questa profezia e diedero quindi vita al movimento del rastafarianesimo e Marcus Garvey venne riconosciuto come una sorta di profeta.

Per tale motivo Addis Abeba, ospita una statua in onore del leggendario cantante reggae giamaicano Bob Marley, che è stato uno degli esempi più famosi al mondo proprio della cultura rastafari.

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