Il triangolo di Afar o depressione della Dancalia, è una regione del Corno d’Africa che comprende lo Stato di Gibuti e parte dell’Eritrea e dell’Etiopia.

Questa regione è nota, in quanto qui si trova il punto più basso dell’Africa, cioè il lago Assal, a quota di -155 metri sul livello del mare.

La depressione della Dancalia, si è formata in corrispondenza di una tripla giunzione, detta appunto la tripla giunzione di Afar, cioè il punto di incontro di tre placche tettoniche in continua espansione, che hanno formato il mar Rosso e il golfo di Aden e che nel triangolo di Afar emergono in superficie.

L’Erta Ale, uno dei vulcani più attivi del mondo, si trova in questa zona e la grande riserva di lava sottostante la sua superficie, risalendo verso l’esterno dà origine alla formazione di rocce basaltiche, che caratterizzano l’intera depressione.

I bassopiani dell’Afar sono dominati dal calore e dalla siccità, tanto che la pioggia manca per gran parte dell’anno.

Il fiume Auasc è l’unico fiume che scorre nel triangolo di Afar e fornisce una stretta striscia di verde che è fonte di vita per la flora e la fauna locale, nonché per il popolo degli Afar, una popolazione nomade che vive nel deserto della Dancalia.

A circa 128 km dal mar Rosso, l’Auasc termina in una sequenza di laghi salati le cui acque evaporano velocemente.

Circa 1.200 km² della depressione infatti sono coperti da sale e le industrie del sale sono di conseguenza un’importante fonte economica per molte tribù che vivono in queste terre.

Data la quasi assenza di piogge, la scarsa vegetazione è costituita soprattutto da piante che sono in grado di resistere a lunghi periodi di siccità, come ad esempio piccoli alberi di Dracaena, cespugli e piante grasse.

La fauna invece include molti ungulati, tra cui le zebre di Grevy, le gazzelle di Soemmering, le antilopi Beisa, gli struzzi e l’ultima popolazione esistente di asino selvatico africano.

Nella regione inoltre sono stati rinvenuti numerosi resti fossili, non solo di ominidi ma anche di elefanti, coccodrilli e ippopotami.

La zona è infine estremamente ricca di potassio che si rinviene anche in superficie e che in passato veniva sfruttato da società minerarie italiane per la produzione di fertilizzanti ed esplosivi.

 

 

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